L’Arte DI Salvatore Del Coco

Autoritratto 1953   Autoritratto 1993
Autoritratto

Ostuni  1953

olio su tela, cm. 50 x 35

  Autoritratto

Ostuni  1993

Pittura a spatola e olio su tela, cm. 50 x 40

 

Salvatore Del Coco sente l’arte come assoluto bisogno, necessità del suo vivere. La confusione e l’intrecciarsi fra la pittura e la scultura è il punto fermo della sua visione artistica.

Scrive di amare la pittura quanto la scultura e ritiene che tutti i pittori dovrebbero modellare per essere più consapevoli degli effetti chiaroscurali, delle forme plastiche e dei volumi.  Sostiene che ad un pittore non basta il piano e l’impalpabile: ha bisogno di carnosità, di materia, di tangibilità perché con più sazietà l’artista abbeveri il suo spirito, come se la sete non si possa placare solo attraverso i colori e le sfumature.

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Battaglia medievale

Ostuni  1990-1995 circa

Olio su tela, cm. 80 x 100

 

Il Figlio dell’uomo Pittura e Scultura (allegoria)

 

Ma è nella pittura che trova maggiore  libertà. Scrive che nell’opera pittorica, tanto la luce naturale, quanto quella artificiale, vengano interpretate, trasformate e idealizzate. Il pittore non è condizionato dalla luce, come lo è lo scultore o l’architetto, ma condiziona la stessa luce, piegandola alle proprie esigenze estetiche.

Il piacere di dipingere indaga l’immagine, la scalda col suo cromatismo e si sviluppa nel susseguirsi di pennellate libere e ripetute, ma soprattutto nell’uso sapiente della spatola su tela.

La pastosità del colore denso e omogeneo dà vita ad una pittura materica di grande effetto. La particolare stesura degli oli creano un’atmosfera nuova, in grado di annullare la retorica che sarebbe stata presente in un qualsiasi paesaggio ostunese dai contorni netti. E’ una pittura che sa di pittura, quando non addirittura di scultura per l’illusione del forte aggetto delle mura raffigurate e per lo spessore coloristico. A ciò si aggiunge l’accuratezza della dimensione prospettica.

Antiche mura di Ostuni - 80 x 70.jpg     Porta San Demetrio.jpg Sera di neve in Villa 45x55.jpg
Antiche mura di Ostuni 

Ostuni

Olio a spatola su tela, cm. 70 x 80

Porta San Demetrio

Ostuni 1990 circa

Olio a spatola su tela, cm. 80 x 40

Sera di neve in Villa  

Ostuni 1990-1995 circa

Pittura a spatola su tela, cm.55 x 45

 

Tutto è espresso con prospettive esperte, luci studiatissime, colori che donano volume e che testimoniano il suo equilibrio interiore, l’ordine e la compostezza che gli vengono dalla tradizione classica. Gli stessi elementi che osserva nella nostra natura della Puglia millenaria: realtà che non vogliono essere turbate da interpretazioni sperimentali che resterebbero incomprensibili. Rischierebbero il fraintendimento più artificioso o l’aggressione più snervante.

Eppure, ogni tanto, rompe questi schemi per inserire in alcune opere un equilibrio ottico-geometrico, restando assolutamente conscio e sicuro delle proprie intenzioni artistiche. Uno dei crismi fondamentali della creatività di Del Coco risiede in un’appropriazione analitica delle forme e nella loro conduzione successiva verso la sintesi artistica. Non a caso (Ninfe bagnanti, nature morte, allegorie), le parti compositive vengono esemplificate e racchiuse in aree quasi geometriche.

 

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Le Arti (con autoritratto)

Ostuni  1995 circa

Olio su tela, cm. 70 x 60

Ninfe bagnanti

Ostuni 1975- 1980  circa

Olio su tela, cm. 70 x 90

Natura morta

 

 

Come i suoi soggetti preferiti, anche l’artista Del Coco è insolito. Non il pittore stravagante e dannato della sua generazione anni ’60 e ’70, ma tranquillo, familiare, senza ambiguità. La sua Arte non è frutto di ispirazioni saltuarie, ma di serio, costante, piacevole e quotidiano esercizio presso il suo studio in via Cattedrale. Uno studio inconsuetamente ordinato: i colori in fila sulla tavolozza, le spatole allineate, i quadri diligentemente collocati. L’assenza del caos è nel immaginario dell’artista. Le sue annuali mostre personali costituivano sempre un abituale appuntamento di arte e di cultura.

 

Ostuni , la sua musa

Ostuni ha in Del Coco il suo aedo e i luoghi tornano a rivivere. Ricca di memoria storica che pulsa anche dalla composizione scenografica di ogni viottolo e caseggiato. Strati di calce corrispondono a strati di colore. Il bianco si tramuta in luce che, a sua volta, è una composizione di colori.

Ostuni in quegli anni non antica, ma vecchia, abbandonata, da recuperare e rivitalizzare, la cornice entro cui la vita umana scorre con discrezione  (una persiana appena discostata, una tendina, un secchio, una seggiola, panni stesi). L’artista avverte il compito di raccontare per immagini la storia di un piccolo mondo. Si impegna su tema del recupero e della valorizzazione del centro storico che, dopo anni di degrado, attende di essere restituito alla vita con tutto l’insieme di valori architettonici e umani che comporta. Il tema della nostra terra ha esercitato su di lui un inesauribile fascino: strade, case, scorci di Ostuni (spesso degradati e scarsamente illuminati, lontani dai cliché turistici), ambienti provinciali, masserie, piante e uomini e donne che lavorano.

 

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Panorama di Ostuni

Ostuni  1990 circa

Pittura a spatola e olio su tela, cm. 50 x 100

Case del rione Terra

Ostuni, sede BCC  1974

Olio su tela, cm. 60 x 80

Luci notturne

Ostuni  1990 circa

Pittura a spatola su tela, cm. 90 x 70

 

A proposito degli scorci di Ostuni, lo storico dell’arte Enza Aurisicchio scrive:

Visioni solari e scorci notturni di Ostuni antica si susseguono in un crescendo di immagini che conferiscono a quegli angoli così familiari una nuova dimensione spirituale.

Il paesaggio, infatti, racconta la vita di una città. Una vita drammatica, intensa, sofferta come i tagli duri e squadrati delle pietre sembrano suggerire.

Racconta un passato lontano, scritto sui muri, occultato dal tempo, ma che emerge prepotentemente per un senso quasi materico del colore. Disteso con la spatola in infinite tessiture cromatiche, il colore costruisce i piani compositivi, così come per centinaia di anni furono sovrapposte le pietre e gli strati di calce. Ad esso il pittore addiziona una luce tersa e cristallina che anima di insolite vibrazioni l’immobilità eterna delle cose, rendendole vive e palpitanti. Nei notturni, dove più facile sarebbe indulgere a suggestioni romantiche, la trama compositiva è netta e rigorosa, precisata da una luminosità rassicurante che rischiara gli angoli, addolcisce, stemperando nel silenzio i forti rilievi della città addormentata.

E se la presenza umana viene esclusa dalla rappresentazione, quasi a non disturbarne la solitaria bellezza, la sua presenza traspare da piccoli indizi, vaghi frammenti, segno concreto del perpetuarsi della vita.

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Angolo del rione Terra

Ostuni  1990 circa

Pittura a spatola, cm. 30 x 30

Vicolo di sera

 

Ostuni città Presepe

Ostuni 1990 circa

Pittura a spatola e olio su tela, cm. 40 x 80

 

 

Pone attenzione verso gli strati più deboli della società in cui è rinvenibile una delicata e quasi malinconica rassegnazione, ma mai ritratti in atteggiamenti commiserevoli o poco dignitosi (raccoglitori di olive, contadine alle prese con animali domestici, zingarelle, migranti). Il loro ruolo non è mai invadente, ma importante. Figure e volti che conosciamo, ma dei quali non ci eravamo accorti.

I colori sono quelli del Sud: vivi, gioiosi, caldi. Il disegno è lineare, preciso, analitico. L’opera è armonica sintesi di elementi tecnici, emotivi, culturali. Del Coco è un uomo del Sud (nel  senso più globale del termine) che esprime il suo amore per questa terra ricca di passioni, ma anche di drammatiche realtà.

 

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Il caldarrostaio

Ostuni  1985 – 1990  circa

Olio a spatola su tela, cm.50 x 60

 

Il guardiano del trullo

Ostuni 1980- 1985  circa

Olio su tela, cm. 70 x 80

 

La lavandaia

Ostuni  1985-1990 circa

Olio su tela, cm. 60 x 70

 

 

 

Parte sempre dalla realtà dell’ambiente e della vita di ogni giorno, vede e sente le stesse cose che vediamo noi, ma vi scorge qualcosa in più, un particolare, un aspetto che a noi sfugge, ma che egli invece riesce a valorizzare e a rivelare in maniera nuova. Archi, portali, finestre, comignoli perdono il significato della nostra comune esperienza e si trasformano in visioni emerse da un mondo senza tempo. Una sorta di romanticismo condito col sale del reale, sofferto, terribilmente umano e credibile.

Emerge una rara capacità di cogliere la scena nell’istante in cui essa esprime al meglio. Dallo sfolgorio di luci (dei trulli, delle case bianche, delle marine, del fogliame) alle ombre che parlano il loro linguaggio sommesso, alle poliedriche forme dei paesaggi ostunesi, ai paesani con il loro linguaggio di quotidianità rassegnata eppur serena, emerge un quantum artistico dove i vari elementi si accostano in un’armonia che esalta la perizia e la purezza della vena pittorica.

 

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Acqua e roccia  

Ostuni 1990 circa

Olio su tela, cm. 60 x 45

 

Il trullo secolare

Ostuni 1980- 1985  circa

Olio su tela, cm. 60 x 50

 

      mare al tramonto  

Ostuni 1990-1995 circa

olio su tela, cm. 50 x 60

 

 

Pur nella varietà delle tematiche, pare che emergano due costanti: la bellezza formale e il messaggio sociale. Si osservino i ritratti degli uomini, delle donne, dei bambini dalla pelle nera, da cui sembra trasparire la loro anima mai selvaggia, ma bella, gioiosa  e sensibile. In loro il pittore ripone il messaggio di amore verso il prossimo.

 

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storie dal mediterraneo

Ostuni 1990-1995 circa 

Olio su tela, cm. 50 x 80

Smorfia in maschera

Ostuni  1995 circa

Olio su tela, cm. 60 x 40

 

La vera adozione

 

 

Molto attento alle problematiche di discriminazione razziale che vediamo affiorare con particolare virulenza nella nostra società. Con esse il pittore cerca di dire non solo quello che vede, ma anche quello che pensa.

 

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Paternità

Collezione privata

Pensieri nostalgici

Ostuni  1995 circa

disegno

 

Manovale immigrato

Ostuni  1995 circa

disegno

 

 

Un linguaggio espressivo non prolisso, ma vivo e palpitante: un ponte fra classicismo e modernità, fra continuità e ricerca creativa.

La sua pittura è fortemente espressiva: emerge a prima vista la naturalezza dell’ispirazione, la realtà dell’interpretazione. Le opere si lasciano leggere con estrema facilità, come semplice è il modo di esprimersi di chi ha le idee chiare da comunicare.

Del Coco adopera gli strumenti di cui naturalmente è dotato, arricchendoli con approfondimenti formali continui e ottenendo risultati originali e sempre riconducibili alla sua mano. Lavora in sintonia con la sua vocazione, senza farsi distrarre, con pacatezza e certezza.

Una continua coerenza che ha caratterizzato tutte le sue opere, sempre sostenute da una salda conoscenza delle forme e da una tavolozza varia e dai colori tonali ben impastati. Una vocazione, quella figurativa, che gli ha consentito di attraversare quasi mezzo secolo di operatività nel campo dell’arte senza alcun cedimento verso gli “ismi” che pur validi se espressi da grandi personalità, non raramente hanno avuto una pletora di seguaci ripetitivi. Per Del Coco non conta il transitorio, imposto dalle tendenze: apparentemente lontano da una vitale partecipazione ai vari movimenti del nostro secolo, avanguardie o meno, si trova invece spesso alla radice di molti di essi.

 

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